Universita` di Palermo - Affresco

Anni 1935-38

Fu vincitore a 34 anni di un concorso nazionale per una figurazione sulla volta dell’Aula Magna dell’Università di Palermo; nel bozzetto e nella prova d’affresco presentati si riconobbero il rigore di un’insolita esperienza ed elevate capacità compositive.
L’importanza del tema “Poeti, architetti e scienziati alla corte di Federico II” dettò un’espressione composta e armoniosa, in consonanza con i canoni novecentisti affermatisi in Italia sulla eco della tradizione quattrocentesca. La evidenziano già i cartoni solenni ed incisivi, notevoli per dimensioni e magistrale sapienza del disegno e del chiaroscuro; essi appaiono pittorici pur nel loro carattere monocromatico e sono testimonianza del lungo tradizionale processo di elaborazione di un affresco, arte di cui Arduino Angelucci è uno degli ultimi epigoni, come affermato dalla critica.
La figurazione, condotta con sicura preparazione, addolcisce la loro severità e, già nel suo realizzarsi , gli dette riconoscimenti di pubblico e di critica che ne apprezzarono la maturità di ideazione e la maestria nell’ esecuzione.
La connotano finitezza formale, serenità di colore tonale e delicato come un pastello, impasto morbido e luminoso nella sua sobrietà accesa da macchie di rossi; l’opera è di estrema coerenza, robusta nella larghezza del disegno e sapiente nelle proporzioni, costruita architettonicamente nella distribuzione delle masse e nella funzionalità di essenziali elementi strutturali che ne collegano le sezioni. La solidità rigorosa delle scene ampie e composte, l’interpretazione metafisica e simbolica di vari elementi, creano un’atmosfera aulica animata da un’ideale umanità superiore che vive la storia in modo etico.
E’ interpretazione ideale dell’universalità nobile e colta di una corte e del Signore mecenate e liberale, cosmopolita ma anche ammiratore della complessa civiltà latina, intraprendente architetto e riformatore del mondo economico e degli studi. Tale altezza si esprime in una
astratta ed emblematica essenzialità che stempera gli elementi figurativi e la caratterizzazione dei volti, fissandoli in gesti rattenuti, proiettandoli fuori del tempo. Ad essi l’artista dedica il suo canto, avvolgendoli in un respiro sereno che, anche per la sobrietà e morbida modulazione del colore, li alleggerisce trasfondendo intima spiritualità e sottraendoli al carattere a volte oratorio dell‘arte novecentista. La consonanza con questo movimento, oltre a scaturire dall’ ammirazione per la grande tradizione pittorica, era sostenuta dall’apporto che quella solidità e ampiezza estetica doveva dare all’ intimo bisogno di serenità e sicurezza di mio padre. Consolidava quell’apporto l’attenzione verso la spigliata libertà di interessanti esperienze innovative già affermatesi nel mondo artistico, con risultati di equilibrio , nelle sue opere di questo periodo, tra le suggestioni delle avanguardie e una personale intensità espressiva, razionale e colta.
E’ illuminante una definizione di Pier Luigi Mariani: “Il più moderno e il più antico dei pittori sabini.”